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Il suo benessere inizia molto prima della nascita

"La donna in attesa dovrebbe condurre un’esistenza serena"

Capitolo 2 - Imparare a rallentare

CATEGORIA: Il suo benessere comincia molto prima della nascita
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TEMPO DI LETTURA: 9 min

Se in passato la vita prima della nascita era avvolta da un totale mistero, oggi sappiamo che il piccolo, fin dalle prime settimane di gestazione, è un essere sensibile, intelligente, socievole, psicologicamente ed emotivamente in grado di percepire e di elaborare sensazioni. Per questo è possibile entrare in contatto con lui.

Nel bonding prenatale, madre e figlio comunicano a diversi livelli per imparare a conoscersi: mentre la mamma scopre il bambino, lui scopre lei e il mondo in cui vive. Il primo livello è fisiologico: quello che la futura mamma mangia, beve, inala o assorbe passa attraverso il sangue nella placenta e viene trasmesso al bambino. Più in generale, la salute della futura mamma influisce su quella del nascituro

La salute, però, non è data solo dall’assenza di malattie e da uno stile di vita sano, ma in senso più ampio dal wellness fisico e psicologico di una persona. Anche senza il concorso di malattie fisiche, una condizione prolungata di stress, tensioni sul lavoro o in famiglia, difficoltà economiche e isolamento sociale, per una donna in attesa sono comunque fattori di rischio per lo sviluppo del bambino che verrà.

Lo stress materno può avere effetti sulla salute del feto: potrebbe per esempio determinare la produzione di cortisolo e l’esposizione prolungata a una concentrazione elevata di questo ormone durante la vita prenatale limita lo sviluppo fisico e cognitivo e predispone a malattie metaboliche come il diabete e l’ipertensione (7). Attraverso piccoli frammenti di RNA rilasciati dalla placenta nell’arco dei 9 mesi, l’organismo della futura mamma regola e guida l’espressione dei geni del nascituro, adattandolo alle condizioni ambientali che troverà quando verrà al mondo. Lo stress interferisce anche con questo meccanismo, predisponendo il piccolo alle patologie caratterizzate da uno stato di infiammazione cronica (8).

Per offrire al suo bambino le migliori condizioni di partenza, la donna in attesa dovrebbe condurre un’esistenza serena, al riparo da traumi e tensioni, dedicandosi ad attività gratificanti, lavoro compreso, se la appaga e non è troppo stancante o insalubre, ma trovando tempo a sufficienza per staccare, rilassarsi e regalarsi del tempo per prendere familiarità col piccolo che cresce dentro di lei, mettersi in ascolto e iniziare ad entrare in contatto. Le esperienze piacevoli favoriscono il rilassamento e aumentano la consapevolezza del proprio corpo stimolando il rilascio di una maggiore quantità di ossitocina, l’ormone naturalmente prodotto dall’organismo durante la gravidanza per aiutare la mamma a stare più tranquilla. Una condizione, questa, indubbiamente utile sia alla mamma che al bambino, il quale, a sua volta, entra in uno stato di benessere.

Nonostante ritmi intensi, che non sempre si riescono a modificare, impegni familiari e lavoro, ogni futura mamma ha comunque la possibilità di ritagliare tempo e spazio per dedicarsi a occupazioni gradevoli che giovino al suo wellbeing e a quello del suo bambino. Da non trascurare, ad esempio, l’effetto benefico e ristoratore di un sano riposo anche durante le ore del giorno. Un po’ di tempo trascorso sul divano, leggendo un libro o ascoltando musica, può essere davvero molto rilassante e ritemprante. Così come una passeggiata in un parco, nel verde, senza fretta, solo per il piacere di camminare e gustarsi il momento. Via libera anche a qualche weekend fuori città per riuscire a godere appieno dei benefici della vita all’aria aperta, ma anche di stimoli positivi, come la possibilità di scoprire luoghi e paesaggi nuovi, opere d’arte e buona cucina.

Un’occasione in più, poi, per stringere e rafforzare il legame di coppia. Una buona intesa, infatti, aiuta a prepararsi insieme all’arrivo del bambino e ad assumere, pian piano, il ruolo di genitori. Anche grazie all’attività sessuale. Sono rari i casi in cui, durante i nove mesi, è necessario sospenderla (9), in tutte le altre circostanze, se l’ostetrica o il medico curante non lo vietano espressamente, fare l’amore durante la gravidanza non comporta alcun rischio. Le lievi contrazioni uterine indotte dal rapporto e le prostaglandine contenute nel liquido seminale non sono in grado di innescare l’avvio del travaglio prima del tempo e, se il partner è sano e si osservano le normali regole igieniche, non c’è pericolo di trasmettere infezioni al nascituro, ben protetto dalle membrane e dal collo dell’utero sigillato. Anzi, l’intimità fa bene al fisico e all’umore della futura mamma e rafforza l’intesa con il partner.

Un secondo livello del bonding è quello comportamentale: le azioni della mamma e del papà vengono percepite dal piccolo e viceversa. I genitori accarezzando il pancione, parlando e cantando per lui, potranno notare i suoi movimenti e avvertire piccoli calci o gomitate.

Oggi si sa che il feto cambia comportamento in risposta a stimoli diversi (uditivi, olfattivi, gustativi), riuscendo a memorizzarne e a riconoscerne alcuni dopo la nascita.

Verso il quinto mese di gestazione, il piccolo inizia ad elaborare gli stimoli interni ed esterni al corpo della mamma, primo fra tutti il battito cardiaco (10), che riesce a tranquillizzarlo sia nel pancione, sia dopo la nascita, quando viene appoggiato sul petto della madre o quando gli viene fatto ascoltare tramite una registrazione. Contemporaneamente si attivano anche le papille gustative e attraverso l’ingestione di piccole quantità di liquido amniotico, può assaporare quello che la mamma mangia. Tra il sesto e il settimo mese il nascituro può aprire gli occhi e rispondere a stimoli luminosi e, soprattutto, riesce a riconoscere le voci della mamma e del papà per timbro, intensità e durata dei suoni rispetto alle altre voci.

Parlare al bambino, leggere favole e filastrocche, fin dall’attesa, è un ottimo metodo per entrare in comunicazione e mettere le basi della relazione futura. Lo è anche la musica, o l’uso della voce per cantare o emettere suoni in modo ritmico e ripetitivo: nella dimensione ludico-creativa che si crea con il canto, la futura madre alimenta l’attaccamento e la relazione empatica con il suo bambino, sintonizzandosi su di lui, parlando con lui e cantando per lui, assecondando il fisiologico fenomeno di regressione che si attua in gravidanza (11).

Anche la visualizzazione, che si basa sull’uso di immagini mentali da elaborare in uno stato di profondo rilassamento, permette di entrare in contatto con il bambino, immaginandolo in situazioni positive. Le prime visualizzazioni in genere sono guidate da un esperto che aiuta la donna a rilassarsi e le suggerisce le immagini su cui concentrarsi. In seguito, è possibile eseguire gli esercizi da sola, con l’aiuto di una voce registrata. Le visualizzazioni possono essere utili in una fase iniziale della gravidanza, fino al quarto-quinto mese, quando ancora non si sentono i movimenti del bambino. In seguito sarà molto più semplice sentire la presenza del piccolo e, quindi, stabilire un contatto. Il bambino, in realtà, inizia a muoversi già alla fine del terzo mese, ma è ancora troppo piccolo perché la mamma riesca a sentirlo. Con il passare delle settimane, e con la maturazione dei muscoli e del sistema nervoso, i suoi movimenti diventano sempre più attivi e coordinati.

Dall’11° alla 14° settimana comincia a corrugare la fronte, a muovere labbra e testa, tutti movimenti molto utili per lo sviluppo del riflesso di suzione.

Verso la 18° settimana, il suo viso assume già diverse espressioni, si succhia le dita e afferra il cordone ombelicale.

Dalla 19° settimana si spinge con i piedi contro la parete uterina, inizia a ruotare la testa e a inarcare la schiena.

Se si tratta del primo figlio, la futura mamma potrebbe accorgersi di qualcosa in un momento qualsiasi tra la 16° e la 18°. Ma molto dipende dallo stile di vita e dal ritmo delle giornate della mamma, dalla capacità di ascoltare il proprio corpo e di coglierne i segnali. All’inizio il movimento si percepisce in modo saltuario e inaspettato, dopo la 20° settimana, invece, comincia a diventare un appuntamento abituale. Che è, innanzitutto, un segno di vitalità e di wellbeing.

Un segnale positivo così importante che fino a qualche anno fa, durante le ultime settimane di gestazione, si raccomandava di contare i movimenti percepiti nell’arco di due ore e verificare che fossero almeno dieci in un giorno (12). In caso contrario, era consigliabile un controllo. Era una precauzione di buon senso ma, posta in questo modo, rischiava di generare ansia. Oggi normalmente si raccomanda di prestare attenzione all’attività del nascituro e segnalare all’ostetrica o al ginecologo eventuali cambiamenti improvvisi nella frequenza e nelle caratteristiche dei movimenti.

Il movimento è anche un modo di comunicare che consente a mamma e bambino di entrare in sintonia, di capire il temperamento del piccolo – più tranquillo o più vivace – di ‘giocare’ picchiettando leggermente le dita sul pancione e aspettare la risposta del bambino.

Non solo le carezze della mamma, ma anche quelle del papà contribuiscono a rendere più forte e sicuro il bambino. Se il papà mette la mano sul pancione, il piccolo rallenta i battiti cardiaci, che diventano più regolari. Questo succede perché il feto è in grado di distinguere il tocco paterno. Quando il papà torna a casa, il bambino si muove di più, come se fosse felice. Percepisce il suo arrivo dal timbro della voce, che presto, intorno al sesto-settimo mese, impara a differenziare da quello della madre.

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