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La buona nanna

"Fargli capire che mamma e papà saranno con lui anche mentre dormirà e lo accoglieranno al risveglio"

Capitolo 8 - Accorgimenti utili per favorire il sonno

CATEGORIA: La buona nanna
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Che la questione nanna sia importante per i genitori lo dimostra la quantità di dispositivi sul mercato creati per favorire l’addormentamento dei più piccoli: carillon, lucine della buonanotte, lettini auto-cullanti… Tutti promettono meraviglie, ma quanti sono veramente efficaci? La ricerca scientifica ci dà qualche indicazione per orientarci tra tanta scelta.

Le luci che hanno una forte componente bluastra interferiscono con la percezione dell’alternanza tra giorno e notte, ingannano il cervello facendogli credere che sia ora di stare svegli e non favoriscono di certo l’addormentamento (22). Ecco perché è un errore mostrare ai piccoli cartoni animati o video rilassanti nella speranza di indurre il sonno, soprattutto sugli schermi di cellulari e tablet, che hanno una componente blu più marcata. Meglio spegnere qualunque schermo almeno un’ora prima dell’orario previsto per la nanna. Le stesse considerazioni valgono per le cosiddette lucine della buonanotte, quelle per tranquillizzare i piccoli che hanno paura del buio o quelle usate di notte quando c’è da cambiare il pannolino o allattare il bambino: meglio scegliere una lampadina a bassa intensità e di colore ambrato.

Passando dalla vista all’udito, l’ascolto di un suono attutito e ritmico ha un effetto rilassante (23) e aiuta adulti e bambini ad abbandonarsi al sonno. Tuttavia bisogna fare attenzione al volume dei dispositivi che producono suoni, ninne nanne o rumore bianco. Se è troppo alto, non solo non aiuta a dormire, ma causa un sovreccitamento del bambino e può nuocere al suo udito.

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Una condizione che aiuta i bambini, soprattutto i più piccoli, a sentirsi protetti e quindi a rilassarsi e prendere sonno con più facilità è il contenimento fisico: essere fasciati e raccolti ricorda loro le sensazioni della vita prenatale (24). Il contenimento di un bambino non significa solo dargli dei confini, provando a ricreare la situazione che aveva nell’utero materno, ma anche contenere la sua emotività. Mamma e papà possono diventare loro stessi il nido del loro bambino, adagiandolo sulla loro pancia e tenendolo ben sostenuto e avvolto, da capo a piedini, con le braccia. E’ il cosiddetto metodo Holding (25), studiato profondamente dalla psicoterapeuta Martha Welch. Sperimentato negli Stati Uniti negli anni ’70, dapprima sui bambini affetti da autismo e successivamente sui neonati normodotati, il metodo prevede diversi gesti pensati per tranquillizzare, calmare e rilassare i più piccoli. Per favorire l’addormentamento di un neonato, la Welch consiglia di tenere una mano ferma sulla sua testolina e un’altra sulle sue gambine tenute raccolte verso il suo petto finché il piccolo si rilassa e si abbandona al sonno.

Coccole e gesti di contenimento però devono essere graditi: se il piccolo smette di piangere o si addormenta significa che è tranquillo e sereno, altrimenti meglio non insistere e riprovare in un altro momento. In ogni caso, affinché sia un’esperienza gradevole e rilassante per il neonato occorre evitare movimenti bruschi, soprattutto quando ci si accinge a rimettere il bambino nella culla (26). In questa fase può essere d’aiuto parlargli dolcemente con voce bassa e tranquilla.

Il contenimento è il fondamento su cui si basa l’uso comune a molte culture di fasciare i piccoli con lenzuolini o coperte. Secondo l’antica tecnica del Wrapping, di cui si hanno le prime tracce ai tempi della preistoria, per favorire il rapporto con il bambino e rilassarlo è buona abitudine avvolgere il neonato (con meno di due mesi) in un lenzuolino che lo contenga ma gli lasci braccia e gambine libere di muoversi. Per i bambini che la gradiscono, può essere una soluzione efficace, a patto di osservare alcune regole di sicurezza. Lenzuola (ma anche coperte e sacchi nanna) non devono mai coprire la testa e il viso del piccolo o essere posizionate in modo tale che la testa possa scivolarvi sotto. La fasciatura non deve essere tanto stretta da ostacolare la piena espansione del diaframma e dei polmoni e quindi il respiro. La copertura non deve essere troppo pesante, per evitare di surriscaldare il bambino. Le gambine non devono essere costrette in posizione distesa e unita, ma piegate “a ranocchietta” e avere una certa libertà di movimento. Infine, bisogna smettere di fasciare il piccolo nel momento in cui impara a voltarsi da solo su un fianco: potrebbe rotolare in posizione prona e, a causa della fasciatura, non riuscire poi a tornare supino.

Un altro classico alleato usato dall’antichità per tranquillizzare i bambini è il succhiotto. Ci sono piccoli che lo gradiscono, altri che lo rifiutano e preferiscono le proprie dita. Per chi lo apprezza, il suo effetto calmante e pacificatore è dimostrato da numerose ricerche (27). La suzione non nutritiva, è un riflesso istintivo, già presente in utero: verso la 15esima settimana di gravidanza, infatti, il feto inizia a succhiarsi il pollice per tranquillizzarsi e coccolarsi. La suzione stimola la produzione di serotonina che favorisce la calma e restituisce in parte le sensazioni piacevoli provate dal neonato nel contatto con il seno materno. Una volta avviato l’allattamento al seno, e indicativamente fino all’anno di età (per non interferire con il buon sviluppo dei denti) è possibile proporre il succhiotto come strumento di relax e consolazione aggiuntivo. L’unica controindicazione è quella dei risvegli: poco dopo l’addormentamento, inevitabilmente, il ciuccio cade dalla bocca del bambino che durante i fisiologici risvegli notturni, se ne troverà sprovvisto. Verosimilmente sarà più incline a chiamare mamma e papà.

Lo stesso limite riguarda la pratica di cullare i bambini, tra le braccia o in una culla a dondolo. La percezione del moto ondulatorio da parte del vestibolo, la parte dell’orecchio interno responsabile dell’orientamento spaziale, ha un effetto calmante dimostrato su adulti e bambini e favorisce il sonno (28). Una volta interrotto il movimento, però, al primo risveglio, è probabile che il bambino chiami per essere nuovamente cullato prima di tornare a dormire.

Alcune culle permettono un dondolio continuo, altre oscillano in base ai movimenti del bambino, ma non si può escludere che il piccolo chiami ugualmente al suo risveglio. Quel che cerca non è certo il moto ondulatorio, ma la presenza confortante di mamma e papà!

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