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Approfondimenti scientifici

Contatto visivo e attenzione condivisa nel primo anno di vita

Dott.ssa Iolanda Rinaldi, Dott.ssa Monica Naopolitano & Dott.ssa Alexandra Semjonova

Guardare non significa soltanto vedere. Nel primo anno di vita, lo sviluppo della funzione visiva procede parallelamente alla maturazione delle competenze motorie, attentive, cognitive e socio-comunicative, trasformando progressivamente lo sguardo in uno strumento di relazione.

Alla nascita il sistema visivo è ancora immaturo. Il neonato è in grado di percepire la luce, i contrasti, i contorni e gli stimoli presenti nel campo visivo, ma l’acuità visiva, la capacità di focalizzazione, la coordinazione dei movimenti oculari e l’integrazione delle informazioni provenienti dai due occhi sono ancora in fase di sviluppo. Nei mesi successivi, queste funzioni maturano rapidamente, consentendo al bambino di passare da una visione prevalentemente orientata agli stimoli vicini e ad alto contrasto a una modalità visiva progressivamente più precisa e organizzata.

Parallelamente, lo sguardo acquisisce una funzione sociale. Il volto umano diventa uno degli stimoli verso cui il bambino orienta precocemente l’attenzione e, attraverso la ripetizione degli scambi con il caregiver, il contatto visivo si inserisce progressivamente all’interno di sequenze interattive sempre più complesse.

È in questo percorso che si colloca lo sviluppo dell’attenzione condivisa, ovvero la capacità di coordinare il proprio orientamento attentivo con quello di un’altra persona verso un oggetto, un evento o un elemento dell’ambiente. Si tratta di una competenza che emerge nel corso del primo anno e che rappresenta uno dei passaggi attraverso i quali la percezione visiva diventa parte integrante della comunicazione preverbale.

Un sistema visivo ancora in maturazione

Il sistema visivo del neonato si distingue da quello dell’adulto per il grado di maturazione di una complessa rete anatomica e funzionale che comprende l’occhio, la retina, il nervo ottico, le vie visive e le strutture corticali deputate all’elaborazione delle informazioni visive.

Alla nascita, alcune componenti della funzione visiva sono già operative, mentre altre devono completare il proprio sviluppo attraverso processi maturativi che proseguono nel periodo postnatale. L’acuità visiva è inizialmente ridotta rispetto a quella che verrà raggiunta successivamente; anche la capacità di mantenere una fissazione stabile, spostare rapidamente l’attenzione da uno stimolo all’altro e coordinare i movimenti dei due occhi evolve progressivamente.

Nei primi mesi, il bambino è particolarmente sensibile agli stimoli ad alto contrasto e agli elementi presenti a distanza ravvicinata. Questa caratteristica assume un significato anche nell’interazione con il caregiver, poiché il volto dell’adulto, osservato durante l’accudimento e soprattutto durante l’alimentazione, si trova frequentemente a una distanza visivamente accessibile al neonato.

La maturazione della funzione visiva non avviene quindi in modo isolato, ma si sviluppa anche attraverso le esperienze quotidiane, che offrono continue opportunità di esercitare la fissazione, l’orientamento, l’inseguimento e la discriminazione degli stimoli.

 

La visione prenatale: ciò che precede il contatto visivo

Parlare di contatto visivo prima della nascita richiede una precisazione terminologica. Il feto sviluppa progressivamente la capacità di ricevere ed elaborare stimoli luminosi, ma il contatto visivo, inteso come comportamento relazionale reciproco tra il bambino e un’altra persona, appartiene alla vita postnatale.

Durante la gestazione maturano progressivamente le strutture oculari e le vie nervose coinvolte nella funzione visiva. La possibilità di ricevere stimoli luminosi rappresenta una delle esperienze sensoriali che accompagnano la maturazione del sistema nervoso fetale.

Non è quindi corretto attribuire al periodo prenatale il significato sociale che il termine “contatto visivo” assume dopo la nascita. Prima della nascita si sviluppano le basi anatomiche e fisiologiche della funzione visiva; successivamente, queste competenze vengono integrate nell’esperienza percettiva e nell’interazione con l’ambiente e con le persone.

 

Dalla percezione al contatto visivo

Nelle prime settimane di vita, il comportamento visivo è caratterizzato da una capacità ancora limitata di mantenere a lungo una fissazione stabile e da una progressiva maturazione della coordinazione oculomotoria.

Il neonato può orientare lo sguardo verso un volto o uno stimolo visivamente saliente, ma questo non significa che ogni episodio di orientamento rappresenti già un contatto visivo intenzionale, nel significato attribuito a un comportamento sociale più maturo.

Nel corso dei primi mesi aumentano la stabilità della fissazione e la capacità di seguire visivamente oggetti e volti, mentre lo sguardo diventa progressivamente più organizzato e integrato nello scambio con l’adulto.

Questa distinzione assume particolare importanza anche dal punto di vista clinico. Vedere un volto, fissarlo, mantenere lo sguardo, alternarlo tra una persona e un oggetto e seguire la direzione dello sguardo altrui sono competenze differenti, che maturano attraverso un percorso graduale.

 

Il volto umano come stimolo sociale

Il volto umano rappresenta uno stimolo particolarmente rilevante nelle prime esperienze visive del bambino. Durante le interazioni quotidiane, il volto del caregiver è associato alla voce, al contatto corporeo, all’alimentazione, alle espressioni emotive e alle variazioni del tono vocale.

Questa convergenza di informazioni sensoriali permette al bambino di sperimentare ripetutamente una relazione tra ciò che osserva e ciò che accade durante l’interazione.

Nel corso dei primi mesi, inoltre, l’attenzione visiva non rimane necessariamente concentrata sulle medesime regioni del volto. Gli studi sullo sviluppo dell’attenzione visiva mostrano modificazioni nel modo in cui il bambino distribuisce lo sguardo tra occhi, bocca e altre caratteristiche del volto, anche in relazione alla crescente importanza delle informazioni linguistiche e sociali.

Lo sguardo diventa così parte di uno scambio dinamico, nel quale il bambino osserva il volto dell’adulto, distoglie momentaneamente l’attenzione, torna a guardarlo e, con la maturazione delle competenze attentive, inizia a coordinare l’osservazione delle persone con quella degli oggetti presenti nell’ambiente.

 

Dal contatto visivo all’inseguimento dello sguardo

Un passaggio successivo è rappresentato dalla capacità di seguire la direzione dello sguardo di un’altra persona, una competenza che non coincide con il semplice contatto visivo.

Nel contatto visivo, il bambino orienta la propria attenzione verso il volto o gli occhi dell’interlocutore; nell’inseguimento dello sguardo, invece, utilizza l’orientamento visivo dell’altro come informazione per individuare un possibile bersaglio nell’ambiente.

La capacità di gaze following, ovvero di seguire lo sguardo altrui, inizia a emergere nei primi mesi e diventa progressivamente più evidente nel corso della seconda metà del primo anno. La sua espressione dipende tuttavia dal contesto, dalle caratteristiche dello stimolo e dalle competenze individuali del bambino.

Questo passaggio assume un importante valore evolutivo, poiché il bambino non si limita più a osservare ciò che l’adulto sta facendo, ma inizia a utilizzare il comportamento visivo dell’interlocutore per orientare la propria attenzione.

 

Che cos’è realmente l’attenzione condivisa?

L’attenzione condivisa rappresenta una competenza più complessa rispetto al semplice contatto visivo. Si parla di attenzione condivisa quando due persone coordinano il proprio orientamento attentivo verso uno stesso oggetto, evento o elemento dell’ambiente.

In una situazione tipica, il bambino guarda il genitore, segue la direzione del suo sguardo e orienta successivamente gli occhi verso un giocattolo. In una fase più evoluta, può alternare lo sguardo tra il giocattolo e il genitore, mantenendo una forma di coordinamento tra sé, l’altra persona e l’oggetto osservato.

La letteratura scientifica distingue generalmente due componenti: la risposta all’attenzione condivisa e l’iniziativa dell’attenzione condivisa.

La prima consiste nella capacità del bambino di rispondere ai segnali dell’altro, per esempio seguendone lo sguardo o un gesto diretto verso un oggetto. La seconda riguarda invece la capacità di utilizzare spontaneamente comportamenti comunicativi per dirigere l’attenzione dell’altra persona verso qualcosa.

Queste due componenti non maturano necessariamente nello stesso momento: la risposta ai segnali attentivi dell’altro tende a comparire prima, mentre l’iniziativa comunicativa diventa più strutturata successivamente.

 

Un dato dalla ricerca italiana: lo sguardo come parte della regolazione della relazione

Uno studio italiano pubblicato nel 2022 da Tiziana Aureli, Fabio Presaghi e Maria Concetta Garito ha analizzato longitudinalmente la co-regolazione nelle interazioni madre-bambino, seguendo le diadi dai 4 ai 24 mesi.

I ricercatori hanno considerato, tra gli altri aspetti, l’alternanza dello sguardo e la condivisione dei significati durante l’interazione. I risultati sostengono l’idea che lo sguardo non rappresenti soltanto una funzione visiva, ma partecipi progressivamente ai processi di regolazione reciproca tra bambino e caregiver.

Questo risultato contribuisce a comprendere perché il contatto visivo debba essere interpretato all’interno della relazione e non come una competenza isolata.

Nel corso dei primi mesi, il bambino sviluppa progressivamente la capacità di orientare lo sguardo verso il partner sociale, mantenere l’attenzione, distoglierla e successivamente rivolgerla nuovamente all’interlocutore. Con la maturazione delle competenze attentive, l’alternanza dello sguardo può diventare parte di sequenze interattive più complesse, nelle quali bambino e adulto modulano reciprocamente il proprio comportamento.

La co-regolazione descrive proprio questo processo di adattamento reciproco: il comportamento di ciascun partner influenza quello dell’altro e, nel tempo, le interazioni diventano progressivamente più organizzate. In questo quadro, lo sguardo rappresenta uno dei canali attraverso i quali il bambino partecipa allo scambio prima ancora della comparsa di una comunicazione verbale strutturata.

Il rapporto tra contatto visivo e bonding può essere ulteriormente compreso osservando ciò che avviene nei primi giorni e nelle prime settimane di vita. Il bonding non coincide con il semplice contatto visivo e non può essere ricondotto a un singolo comportamento, ma rappresenta un processo relazionale più ampio, nel quale intervengono la prossimità fisica, la voce, il tatto, lo sguardo, la risposta ai segnali del neonato e la progressiva conoscenza reciproca.

 

Le principali tappe nel primo anno
Primi 2 mesi: orientamento e prime esperienze di fissazione

Nelle prime settimane, il sistema visivo è ancora in rapida maturazione. Il bambino può orientarsi verso stimoli visivamente salienti e mostrare interesse per il volto umano, soprattutto nelle condizioni di prossimità tipiche delle interazioni quotidiane.

La fissazione è ancora relativamente breve e la capacità di mantenere stabilmente l’attenzione su un bersaglio visivo deve consolidarsi. In questa fase, non è opportuno interpretare ogni variazione del contatto visivo come un indicatore isolato dello sviluppo sociale, poiché il comportamento visivo deve essere osservato nel suo insieme e in relazione alla maturazione generale del bambino.

2–4 mesi: maggiore stabilità dello sguardo

Tra il secondo e il quarto mese di vita, la capacità di fissare e seguire gli stimoli diventa progressivamente più efficiente. Il bambino mostra una maggiore partecipazione agli scambi faccia a faccia e può mantenere più a lungo l’attenzione sul volto dell’adulto.

La crescente capacità di orientare e mantenere l’attenzione visiva contribuisce a rendere le interazioni più prolungate e prevedibili, favorendo il consolidamento delle prime competenze relazionali.

4–6 mesi: integrazione tra visione, movimento e interazione

Con la maturazione del controllo oculomotorio e dell’organizzazione attentiva, il bambino amplia la propria esplorazione visiva. Oggetti, volti e movimenti presenti nell’ambiente diventano bersagli di interesse sempre più differenziati.

In questa fase, la relazione tra attenzione visiva e interazione sociale diventa più articolata. Il bambino può osservare un oggetto, tornare a guardare il caregiver e modificare il proprio comportamento in funzione della risposta dell’adulto.

La letteratura suggerisce che già nella seconda metà del primo anno emergano componenti rilevanti dei comportamenti di attenzione condivisa, sebbene la loro organizzazione e il loro significato evolutivo continuino a maturare successivamente.

6–9 mesi: lo sguardo dell’altro diventa una guida

Tra la seconda metà del primo anno e i mesi successivi, diventa progressivamente più evidente la capacità di seguire la direzione dello sguardo dell’adulto.

Il bambino può iniziare a orientarsi verso un oggetto che il genitore sta osservando e a coordinare maggiormente la propria attenzione con quella del partner sociale.

Questo periodo rappresenta un passaggio particolarmente significativo, poiché l’attenzione non è più soltanto di tipo diadico, ossia centrata sul rapporto bambino-adulto, ma può iniziare a organizzarsi attorno a una struttura triadica: bambino–adulto–oggetto.

9–12 mesi: verso forme più mature di attenzione condivisa

Nell’ultimo trimestre del primo anno, l’inseguimento dello sguardo diventa generalmente più efficiente e il bambino può mostrare una crescente capacità di coordinare la propria attenzione visiva con quella dell’adulto.

Un comportamento particolarmente significativo è rappresentato dall’alternanza dello sguardo: il bambino osserva un oggetto, guarda il caregiver e successivamente torna a osservare l’oggetto. Questa sequenza costituisce una forma più evoluta di coordinamento attentivo rispetto al semplice orientamento verso uno stimolo.

Verso la fine del primo anno possono comparire anche comportamenti nei quali il bambino utilizza lo sguardo e altri segnali non verbali per condividere un’esperienza con l’adulto. La capacità di avviare autonomamente episodi complessi di attenzione condivisa, tuttavia, continua a svilupparsi anche nel secondo anno di vita.

 

Contatto visivo e sviluppo del linguaggio

Lo sviluppo dello sguardo è strettamente connesso alla maturazione delle competenze comunicative.

Quando adulto e bambino orientano entrambi l’attenzione verso lo stesso oggetto, si crea un contesto particolarmente favorevole per collegare ciò che viene osservato alle parole ascoltate. Lo sguardo dell’adulto può infatti restringere il campo delle possibili interpretazioni e aiutare il bambino a individuare il referente di una parola.

Numerosi studi hanno rilevato associazioni tra le competenze di gaze following e attenzione condivisa nel primo anno di vita e le successive abilità linguistiche. Questo non significa che il contatto visivo determini direttamente lo sviluppo del linguaggio, ma che la capacità di coordinare l’attenzione e le informazioni sociali contribuisce a creare condizioni favorevoli per l’apprendimento linguistico.

Lo sguardo rappresenta quindi uno dei canali attraverso i quali il bambino inizia a organizzare il rapporto tra persona, oggetto, evento e parola, ponendo le basi per forme di comunicazione progressivamente più articolate.

 

Uno sguardo che diventa relazione

Nel corso del primo anno di vita, la funzione visiva attraversa un importante processo di maturazione: da una capacità inizialmente limitata di percepire e orientarsi verso gli stimoli, si sviluppa progressivamente una modalità di esplorazione sempre più precisa, selettiva e integrata con il comportamento.

Il contatto visivo rappresenta uno dei primi elementi di questa trasformazione. Successivamente, lo sguardo dell’altro può diventare un riferimento per orientare l’attenzione, che viene progressivamente coordinata verso un oggetto comune e utilizzata per condividere esperienze.

In questo senso, il passaggio dalla visione al contatto visivo e dal contatto visivo all’attenzione condivisa non rappresenta una semplice successione di abilità isolate, ma l’espressione dell’integrazione progressiva tra sistema visivo, controllo oculomotorio, attenzione, sviluppo cerebrale e comunicazione sociale.

Alla fine del primo anno, il bambino non si limita quindi a osservare ciò che lo circonda, ma sta imparando a utilizzare lo sguardo per orientarsi nell’ambiente e, soprattutto, per coordinare la propria esperienza con quella dell’altro.

È proprio questa progressiva capacità di condividere un’esperienza attraverso lo sguardo a porre le basi per competenze successive, tra cui l’apprendimento linguistico, la comunicazione intenzionale e lo sviluppo della cognizione sociale.

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