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Approfondimenti scientifici

La crescita del neonato: le misure che raccontano la crescita, ma anche la salute del bambino

Dott.ssa Alexandra Semjonova

Peso, lunghezza e circonferenza cranica sono tra le prime misure rilevate alla nascita e rappresentano strumenti fondamentali dell’auxologia neonatale, la disciplina che studia la crescita e lo sviluppo corporeo. Non si tratta semplicemente di numeri da riportare nella cartella clinica: la loro interpretazione permette di collocare il neonato rispetto alla popolazione di riferimento, valutarne le proporzioni corporee e seguirne nel tempo la traiettoria di crescita.

La crescita neonatale, tuttavia, non può essere interpretata sulla base di un singolo valore. Ciò che assume maggiore significato clinico è l’andamento nel tempo, osservato attraverso misurazioni eseguite correttamente e riportate su curve appropriate per sesso, età gestazionale ed età postnatale.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN), attraverso il Gruppo di Studio di Auxologia Perinatale, dedica particolare attenzione alla valutazione antropometrica del neonato. Le carte INeS (Italian Neonatal Study) rappresentano uno dei riferimenti italiani per la valutazione delle dimensioni neonatali alla nascita e sono state costruite nell’ambito di uno studio prospettico che ha coinvolto oltre 45.000 neonati in 34 centri italiani. Queste carte prendono in considerazione l’età gestazionale, il sesso e l’ordine di nascita.

La misurazione antropometrica costituisce quindi il punto di partenza di un percorso di sorveglianza che prosegue durante i primi mesi e anni di vita.

Il peso: una misura dinamica

Il peso è probabilmente il parametro più frequentemente utilizzato per seguire la crescita del neonato, ma è anche quello maggiormente influenzato dalle variazioni fisiologiche dei primi giorni di vita.

Alla nascita, il peso riflette numerosi fattori, tra cui l’età gestazionale, il patrimonio genetico, la crescita fetale, le condizioni materne e placentari e l’andamento della gravidanza. Per questo motivo, il valore assoluto espresso in grammi deve essere sempre interpretato in rapporto all’età gestazionale e al sesso. Un neonato di 2.800 grammi nato a 39 settimane, per esempio, non può essere valutato nello stesso modo di un neonato dello stesso peso nato a 32 settimane. È proprio per questa ragione che le curve neonatali riportano i parametri antropometrici in funzione dell’età gestazionale.

Le carte INeS della SIN sono state sviluppate con questa finalità e possono essere utilizzate per neonati con età gestazionale compresa tra 23 e 42 settimane.

 

La perdita di peso fisiologica

Nei primi giorni dopo la nascita è fisiologico osservare una riduzione del peso corporeo, fenomeno legato principalmente alla perdita di liquidi e ai cambiamenti nell’equilibrio idrico che accompagnano la transizione dalla vita intrauterina a quella extrauterina. La quantità di peso persa e il successivo recupero devono tuttavia essere interpretati nel contesto clinico complessivo, considerando l’alimentazione, la diuresi, le condizioni cliniche e le modalità del parto.

Il dato realmente informativo non è quindi soltanto quanto pesa il neonato in un determinato giorno, ma come il suo peso evolve rispetto alla traiettoria attesa.

 

Dalla perdita fisiologica alla ripresa della crescita

Dopo la fase iniziale di adattamento, il peso torna progressivamente ad aumentare. Nel neonato sano a termine, la velocità di crescita è particolarmente elevata nei primi mesi e tende successivamente a ridursi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato standard specifici per peso, lunghezza e circonferenza cranica e, separatamente, per la velocità di crescita di questi parametri. Tali standard derivano dal Multicentre Growth Reference Study, che ha seguito bambini sani appartenenti a diverse popolazioni e ha consentito di descrivere la crescita dalla nascita ai primi anni di vita. Questo aspetto è particolarmente importante: una curva di crescita non fotografa soltanto una dimensione corporea, ma descrive una traiettoria.

Due bambini possono avere lo stesso peso a una determinata età e seguire successivamente percorsi differenti. Uno può mantenere nel tempo una posizione relativamente stabile rispetto alla curva, mentre l’altro può attraversare più percentili in senso ascendente o discendente. È proprio questa modificazione della traiettoria a meritare attenzione clinica.

 

La lunghezza: la crescita lineare

La lunghezza rappresenta un indicatore della crescita scheletrica e deve essere interpretata insieme al peso e alla circonferenza cranica.

Nel neonato e nel lattante viene misurata in posizione supina, utilizzando uno strumento specifico chiamato infantometro. La procedura richiede un corretto posizionamento del capo, l’estensione delle gambe e il contatto dei piedi con la superficie di misurazione. Una rilevazione apparentemente semplice può quindi essere influenzata dalla tecnica utilizzata. Piccole differenze nella posizione del bambino possono modificare il valore ottenuto, soprattutto quando si confrontano misurazioni successive. Per questo motivo, nell’ambito dell’auxologia pediatrica è importante utilizzare procedure standardizzate e strumenti adeguati.

Il progetto INTERGROWTH-21st, al quale ha partecipato anche l’Italia attraverso il centro di Torino, ha adottato protocolli antropometrici standardizzati per peso, lunghezza e circonferenza cranica, con l’obiettivo di ottenere standard internazionali comparabili tra diverse popolazioni.

 

Peso e lunghezza devono essere letti insieme

Il peso, considerato isolatamente, non descrive in modo completo le caratteristiche della crescita. Per esempio, un bambino con un peso elevato può essere anche particolarmente lungo e presentare quindi proporzioni corporee differenti rispetto a un bambino dello stesso peso, ma di lunghezza inferiore.
Per questa ragione, la valutazione auxologica comprende più parametri e, quando indicato, anche rapporti come quello tra peso e lunghezza.

 

La circonferenza cranica: una misura dello sviluppo cerebrale

La circonferenza cranica, spesso indicata con l’acronimo CC, è una misura particolarmente rilevante nel primo periodo della vita, poiché riflette indirettamente la crescita del cranio e accompagna, in questa fase, quella dell’encefalo.

La misurazione viene effettuata posizionando un nastro metrico non estensibile lungo il maggiore perimetro del capo, passando anteriormente attraverso la regione sopraorbitaria e posteriormente attraverso la prominenza occipitale. Anche in questo caso, la standardizzazione della tecnica è determinante. Una variazione apparentemente minima può infatti assumere un significato diverso a seconda che rappresenti una reale modificazione della crescita oppure una differenza nella modalità di misurazione.

La circonferenza cranica viene quindi interpretata in relazione all’età, al sesso e alla curva di riferimento utilizzata. Gli standard OMS includono curve specifiche per questo parametro e strumenti per valutarne la velocità di crescita.

 

Perché la circonferenza cranica non deve essere trascurata

Nei primi mesi di vita, la crescita encefalica è particolarmente rapida. Per questo motivo, la circonferenza cranica rappresenta uno dei parametri che il pediatra considera durante i bilanci di salute.

Una misura isolata, tuttavia, non permette di stabilire da sola se sia presente un problema. È la traiettoria della crescita cranica a fornire informazioni più utili. Un valore stabilmente collocato su un determinato percentile può rappresentare una caratteristica individuale normale, mentre una variazione significativa e persistente della traiettoria richiede una valutazione clinica.

Anche per la circonferenza cranica, dunque, l’andamento nel tempo assume maggiore significato rispetto al singolo valore.

 

I percentili: come interpretarli correttamente

Quando peso, lunghezza e circonferenza cranica vengono riportati su una curva di crescita, i valori del bambino possono essere confrontati con quelli di una popolazione di riferimento.

Il percentile non rappresenta un voto e non indica, da solo, se un bambino sia sano o presenti una condizione patologica. Un bambino che si colloca al 10° percentile per il peso non è necessariamente sottopeso, così come un bambino al 90° percentile non si trova automaticamente in una condizione di eccesso ponderale.

L’interpretazione deve tenere conto di diversi elementi:

  • Età gestazionale alla nascita e sesso del bambino.
  • Peso e dimensioni alla nascita, insieme alle misurazioni successive.
  • Andamento della crescita nel tempo, considerando eventuali variazioni della traiettoria.
  • Rapporto tra peso, lunghezza e circonferenza cranica, per una valutazione complessiva.
  • Alimentazione e condizioni cliniche, che possono influenzare l’accrescimento.
  • Familiarità, in relazione a caratteristiche costituzionali e modalità di crescita.

È quindi più corretto considerare la posizione e la traiettoria del bambino sulla curva, piuttosto che attribuire un significato patologico a un singolo percentile.

 

La crescita fetale e la crescita dopo la nascita non sono la stessa cosa

Un aspetto particolarmente importante riguarda la distinzione tra crescita intrauterina e crescita postnatale.

Alla nascita, peso, lunghezza e circonferenza cranica vengono confrontati con standard specifici per l’età gestazionale. Il progetto INTERGROWTH-21st ha sviluppato standard internazionali per questi parametri, stratificati per età gestazionale e sesso.

Gli standard sono stati costruiti in otto aree geografiche e hanno incluso anche Torino, rendendo il progetto particolarmente rilevante per la pratica neonatologica italiana. Dopo la nascita, invece, la valutazione diventa longitudinale: non interessa più soltanto la dimensione raggiunta dal bambino, ma anche la velocità con cui cresce e la continuità della sua traiettoria.

 

Neonato a termine e neonato pretermine: due situazioni differenti

Nel neonato pretermine, la valutazione auxologica richiede particolare attenzione. Un bambino nato molto prima del termine ha trascorso fuori dall’utero una parte del periodo nel quale, in condizioni fisiologiche, avrebbe continuato la crescita fetale. Inoltre, durante il ricovero neonatale possono intervenire malattie, nutrizione parenterale o enterale, infezioni, interventi terapeutici e altre condizioni capaci di modificare l’accrescimento. Per queste ragioni, la valutazione della crescita del neonato pretermine non può essere semplicemente sovrapposta a quella del neonato a termine.

La SIN richiama l’attenzione sull’utilizzo di curve appropriate per il monitoraggio del pretermine e indica, tra gli strumenti disponibili, gli standard longitudinali INTERGROWTH-21st per la crescita postnatale dei neonati pretermine. Nel follow-up, inoltre, l’interpretazione deve tenere conto dell’età corretta, soprattutto nei primi anni di vita.

 

Piccolo, adeguato o grande per l’età gestazionale

Le misure antropometriche alla nascita permettono di classificare il neonato in relazione all’età gestazionale.

In termini generali, si distinguono tre categorie:

  • SGA – Small for Gestational Age: neonato piccolo per l’età gestazionale.
  • AGA – Appropriate for Gestational Age: neonato adeguato per l’età gestazionale.
  • LGA – Large for Gestational Age: neonato grande per l’età gestazionale.

Questa classificazione non equivale automaticamente a una diagnosi di malattia.

Un neonato può essere costituzionalmente piccolo o grande senza presentare una condizione patologica. Al contrario, un’alterazione della crescita può rappresentare l’espressione di condizioni che richiedono un approfondimento.

La SIN sottolinea proprio l’importanza di disporre di una corretta età gestazionale e di rilevazioni accurate di peso, lunghezza e circonferenza cranica alla nascita, così da consentire una classificazione auxologica appropriata.

 

La crescita non è lineare

Uno dei concetti più importanti da trasmettere ai genitori è che la crescita del neonato non procede secondo un andamento perfettamente regolare. Esistono variazioni fisiologiche nella velocità di crescita e possono verificarsi periodi caratterizzati da incrementi maggiori o minori.

L’OMS descrive una velocità di crescita particolarmente elevata dopo la nascita, seguita da una progressiva decelerazione nel corso del primo anno di vita. Per questo motivo, non è corretto aspettarsi che il bambino aumenti di peso o di lunghezza sempre alla stessa velocità. La valutazione pediatrica deve quindi basarsi su misurazioni ripetute nel tempo, possibilmente effettuate con modalità comparabili.

 

Quando la curva cambia traiettoria

Un aspetto che merita particolare attenzione è l’eventuale attraversamento persistente di più canali percentili.

Una modificazione della traiettoria può essere fisiologica in alcuni momenti dello sviluppo, soprattutto nei primi mesi, quando il bambino tende a stabilizzarsi progressivamente verso il proprio canale di crescita. Al contrario, una deviazione significativa e persistente può richiedere un approfondimento. L’interpretazione deve sempre tenere conto dell’intero quadro clinico. Tra le possibili cause di un rallentamento della crescita possono rientrare difficoltà alimentari, apporto nutrizionale insufficiente, problemi di assorbimento, patologie croniche oppure condizioni endocrine e metaboliche.

Non esiste quindi un singolo valore che consenta, da solo, di formulare una diagnosi. È l’insieme delle misurazioni, della loro evoluzione e delle condizioni cliniche del bambino a orientare la valutazione pediatrica.

 

  

Conclusioni

La crescita del neonato deve essere considerata come un processo continuo, che richiede un’osservazione attenta e una valutazione complessiva.

Alla nascita, la rilevazione dei parametri antropometrici consente di definire la posizione del bambino rispetto all’età gestazionale. Nei mesi successivi, le misurazioni ripetute permettono di verificare se la traiettoria rimane coerente con il suo percorso individuale. La Società Italiana di Neonatologia, attraverso le proprie attività di auxologia perinatale, ha sottolineato negli anni la necessità di utilizzare riferimenti appropriati per le diverse fasi della crescita neonatale. Le carte INeS rappresentano un riferimento italiano per la valutazione alla nascita, mentre INTERGROWTH-21st e OMS offrono strumenti internazionali per specifiche fasi del percorso auxologico.

La scelta della curva di crescita non è quindi un semplice dettaglio tecnico, ma una parte integrante dell’interpretazione clinica, fondamentale per comprendere l’andamento dell’accrescimento e accompagnare il bambino attraverso le diverse fasi dello sviluppo.

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