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Lo sviluppo armonico del bambino

"Un genitore sereno, che riesce a osservare il suo bambino e a entrare in relazione con lui, saprà accompagnarlo nei suoi progressi evolutivi"

Capitolo 1 - Lo sviluppo armonico del bambino

CATEGORIA: Lo sviluppo armonico del bambino
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TEMPO DI LETTURA: 5 min

I primi anni di vita di un bambino sono un susseguirsi tumultuoso di scoperte e conquiste. Fin dall’istante in cui viene alla luce e non sembra far altro che dormire, mangiare, piangere o guardarsi intorno con gli occhioni stupiti, il bambino si rafforza, affina i sensi, completa lo sviluppo del suo sistema nervoso ancora immaturo e assorbe informazioni sul mondo che lo circonda, si nutre dell’amore di chi si prende cura di lui, impara a interagire con gli oggetti e con le persone, a muoversi, a comunicare. Mamma e papà, ora più che mai, sono un punto di riferimento fondamentale.

Secondo Thomas Berry Brazelton, pediatra e psichiatra infantile, “compito dei genitori è di non paragonare le caratteristiche del proprio neonato a quelle di qualche altro bambino, ma di osservare, di ascoltare e di assecondare lo stile di vita particolare del proprio figlio”. Fin dagli anni Cinquanta Brazelton si è dedicato alla comprensione del comportamento neonatale e infantile e al supporto del ruolo genitoriale. Secondo lo studioso lo sviluppo del bambino è un processo complesso, in cui non esistono tappe e competenze precise in base all’età, caratterizzato da momenti di rapido sviluppo e di inevitabili regressioni: ogni bambino lo vive in un modo diverso, in base alle proprie caratteristiche, al temperamento, influenzato anche dalla storia della propria famiglia e dal tipo di supporto che riceve. Per questo è impossibile fare confronti tra bambini. Mentre è fondamentale sostenere i genitori: per entrare in relazione con il loro bambino, sempre secondo Brazelton, devono osservarlo e fidarsi del proprio istinto. I neonati sono perfettamente in grado di farsi capire, esprimendosi in modi diversi e reagendo all’intervento dell’adulto (influenzandolo a sua volta) creando così modelli unici di comunicazione.

Un genitore sereno, che riesce a osservare il suo bambino e ad entrare in relazione con lui, saprà accompagnarlo nei suoi progressi evolutivi. Anche attraverso gli inevitabili momenti in cui il bambino sembrerà regredire. Brazelton definisce “touchpoints” quei momenti cruciali evolutivi in cui il comportamento del bambino si disorganizza prima di ogni scatto in avanti dello sviluppo e in cui i genitori possono sentirsi confusi.

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Gli sviluppi motori, cognitivi ed emotivi, hanno un andamento tutt’altro che lineare: prima di ogni progresso c’è un periodo breve, ma prevedibile, di disorganizzazione o di regressione. È del tutto normale: ogni nuova acquisizione ha un “costo”, sia per il bambino, che per la famiglia. Imparare a camminare, ad esempio, è un momento impegnativo per il bambino, sia dal punto di vista fisico, che emotivo: all’eccitazione della nuova conquista, si affianca la paura di staccarsi dal genitore, così come l’ambiente circostante diventa al tempo stesso un mondo meraviglioso da esplorare, ma con potenziali pericoli… Ed ecco che il bambino non riesce più ad addormentarsi da solo, si sveglia più volte per notte, piange se la mamma si allontana.

Quando il bambino riesce a camminare, si sente appagato, consolida ciò che ha appena imparato e tutta la famiglia può dedicarsi a ricercare un nuovo equilibrio (1). In queste fasi, che per i genitori possono essere stremanti, tanto da portarli a mettere in dubbio il proprio ruolo, è fondamentale il sostegno e l’accompagnamento del pediatra, che li aiuti a vedere i cambiamenti in una nuova prospettiva, così da mettere in moto diversamente le risorse già a loro disposizione.

Lo sviluppo psicomotorio del bambino è il risultato di un processo che, nel tempo, coinvolge contemporaneamente lo sviluppo sensoriale, motorio, cognitivo, emotivo e relazionale: quando il bambino raggiunge una nuova capacità motoria, ad esempio impara a gattonare, vivrà sensazioni ed esperienze che lo faranno maturare sotto tutti i punti di vista.

Lo sviluppo psicomotorio avviene con modi e tempi che variano molto da bambino a bambino.

Convenzionalmente viene suddiviso in quattro fasi in base alle fasce d’età, 0-3 mesi, 3-6 mesi, 6-9 mesi, 9-12/18 mesi, ognuna delle quali prevede la maturazione di alcune particolari abilità, Esso è fortemente condizionato da fattori endogeni, come la genetica, la costituzione fisica e il temperamento; al tempo stesso però è largamente influenzato da fattori esogeni. In particolare dal rapporto con i genitori e dagli stimoli che riceve dall’ambente che lo circonda. Negli ultimi anni gli studi di “neuroimaging” hanno consentito di confermare sempre più tale convinzione, evidenziando come i processi di sinaptogenesi, tumultuosamente attivi nei primi mesi di vita siano significativamente modulati dagli stimoli esterni. (2)

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