Approfondimenti scientifici
Co-sleeping nel neonato: evidenze scientifiche, sicurezza e raccomandazioni cliniche
La pratica del co‑sleeping — intesa come la condivisione dello spazio di sonno tra neonato e genitori — rappresenta un argomento di significativa rilevanza clinica, epidemiologica e socio‑culturale all’interno della pediatria perinatale moderna. Pur essendo talvolta adottata dalle famiglie per facilitare l’allattamento notturno, promuovere il conforto del lattante e rafforzare il legame affettivo genitore‑figlio, le evidenze scientifiche internazionali e le raccomandazioni formulate dalle principali società pediatriche richiedono un’interpretazione rigorosa e contestualizzata.

Esiste una distinzione concettuale e operativa tra room sharing e bed sharing, con diverse implicazioni per la sicurezza del sonno e per gli esiti post‑nascita.
Nel lessico medico e nelle linee guida di riferimento, il co‑sleeping include due configurazioni distinte:
- Room sharing: il neonato trascorre il sonno nella stessa stanza dei genitori ma su una superficie di sonno separata e dedicata (p. es., culla, lettino,…) , collocata nei pressi del letto dei genitori. Questa disposizione consente la sorveglianza prossimale e la pronta risposta ai segnali del neonato senza condividere fisicamente la stessa superficie di appoggio.
- Bed sharing: il neonato dorme sulla stessa superficie fisica occupata da un adulto o altri bambini. Questa modalità di condivisione comporta rischi specifici e non è raccomandata come prassi routinaria dalle principali linee guida pediatriche.
La American Academy of Pediatrics (AAP), in uno dei suoi più recenti Statements, specifica che non esiste alcuna forma di bed sharing comprovata come “sicura” e non raccomanda il bed sharing come pratica ordinaria, preferendo invece il room sharing per almeno i primi 6 mesi di vita, periodo in cui la vulnerabilità neuromaturativa del lattante è massima.
Le principali preoccupazioni relative al bed sharing emergono dall’associazione con la SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) e le morti correlate al sonno (sleep‑related infant deaths), fenomeni indagati in numerosi studi epidemiologici di coorte e case‑control. Queste indagini indicano che il rischio di eventi fatali è significativamente superiore quando il neonato dorme sulla stessa superficie con un adulto, soprattutto nei primi 3–4 mesi di vita, epoca di maggiore suscettibilità fisiologica.
Secondo l’analisi del report AAP:
- Il room sharing senza bed sharing è associato a una riduzione fino al 50% del rischio di SIDS rispetto alla condivisione di letto con gli adulti.
- I fattori ambientali e comportamentali che amplificano il rischio includono: esposizione prenatale o postnatale al fumo di tabacco, stanchezza e sonnolenza dei genitori, superfici morbide come divani o materassini e presenza di oggetti morbidi nel letto (cuscini, piumoni) che possono ostacolare la respirazione.
Linee Guida internazionali e nazionali
American Academy of Pediatrics (AAP)
Le raccomandazioni cliniche dell’AAP sono tra le più citate e adottate a livello globale per la prevenzione di incidenti correlati al sonno nei neonati. Tra le raccomandazioni di “grado A” relative alla sicurezza del sonno vi sono:
- Posizione supina (“back to sleep”) per tutti i sonni.
- Utilizzo di un materasso rigido o semirigido su superficie di sonno separata, senza oggetti morbidi o letti inclinati.
- Room sharing con superficie separata per almeno i primi 6 mesi e idealmente fino al primo anno di vita.
- Evitare fumo, esposizione a nicotina, uso di alcol, marijuana o oppioidi nel contesto del sonno del neonato.
- Sconsigliare l’uso di monitor cardiorespiratori domestici come strategia preventiva di routine.
L’AAP sottolinea che, sebbene il bed sharing possa occasionalmente verificarsi durante l’allattamento o la consolazione, il neonato deve essere prontamente riportato su una superficie di sonno sicura quando il genitore è pronto a dormire.
Linee Guida OMS/UNICEF e altri organismi
Organismi di sanità pubblica come la World Health Organization (WHO) e iniziative come la UNICEF Baby Friendly Initiative integrano l’enfasi sulla sicurezza del sonno (posizione supina, superfici rigide, ambiente privo di oggetti morbidi) con il riconoscimento dell’importanza di contatto fisico e allattamento responsivo nelle prime fasi di vita.
Linee Guida Italiane (SIP, SIN, SIPPS)
Nel panorama italiano, documenti educativi e clinici prodotti da società come la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) allineano le proprie raccomandazioni alle indicazioni internazionali. Queste linee guida nazionali evidenziano l’importanza del room sharing con superficie separata e sconsigliano il bed sharing, in coerenza con le evidenze di sicurezza e prevenzione delle morti correlate al sonno.
Co‑sleeping: valutazione clinica del beneficio relazionale
Il desiderio di praticare forme di co‑sleeping è spesso motivato da considerazioni psicofisiologiche, quali l’ottimizzazione dell’allattamento a richiesta, la regolazione dello stress neuroendocrino e il potenziamento del bonding madre‑neonato. Il contatto prossimale favorisce la sincronizzazione dei segnali comportamentali e fisiologici (p. es., ritmi sonno‑veglia), può modulare negativamente l’attività del cortisolo e promuovere la secrezione di ossitocina, neuropeptide associato alla risposta di attaccamento.
Tuttavia, le evidenze cliniche non supportano l’idea che il bed sharing sia necessario per ottenere tali benefici. Modalità alternative, quali l’uso di culle next to me posizionati accanto al letto parentale, consentono vicinanza fisica, facilità nell’allattamento notturno e sorveglianza costante senza esporre il neonato ai rischi documentati del bed sharing su superficie condivisa.
Discussione critica
- Allattamento al seno: sebbene alcune famiglie riferiscano che il bed sharing faciliti l’allattamento notturno e possa prolungare la durata complessiva dell’allattamento al seno, tali vantaggi possono essere ottenuti anche attraverso room sharing e strategie di allattamento responsivo, senza incrementare i rischi di eventi avversi.
- Bonding e vigilanza: mentre la vicinanza durante il sonno può facilitare la regolazione fisiologica recíproca, l’evidenza clinica non identifica il bed sharing come requisito necessario per lo sviluppo di un legame affettivo sicuro. Le tecniche di contatto skin‑to‑skin, il room sharing supervisionato e la risposta sensibile ai segnali del neonato hanno dimostrato effetti analoghi sulla regolazione emotiva e sulla competenza genitoriale.
L’integrazione delle evidenze disponibili suggerisce che room sharing con superficie di sonno separata rappresenta l’approccio più sicuro per i primi mesi di vita, riducendo significativamente il rischio di SIDS e di altri eventi correlati al sonno, pur consentendo contatto e accudimento affettivo.
Al contrario, il bed sharing su superfici condivise non è raccomandato come pratica di routine in quanto associato a rischi incrementati che non possono essere completamente mitigati, anche in presenza di strategie di sicurezza. L’adozione di superfici dedicate con compliance agli standard di sicurezza, insieme all’educazione dei caregiver e alla consulenza pediatrica personalizzata, costituisce il paradigma ottimale per coniugare sicurezza e relazione affettiva nei primi mesi di vita.
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