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Approfondimenti scientifici

Fattore di protezione solare (SPF) e criteri di scelta dei fotoprotettori nel neonato e nel lattante

Dott.ssa Alexandra Semjonova, PhD., MBA
FOCUS: Neonato in estate

Il fattore di protezione solare (Sun Protection Factor, SPF) rappresenta il principale parametro utilizzato per quantificare l’efficacia di un prodotto fotoprotettivo nei confronti della radiazione ultravioletta. Esso è definito come il rapporto tra la dose minima eritematogena (Minimal Erythema Dose, MED) sulla cute protetta dal prodotto e la MED sulla cute non protetta.
La dose minima eritematogena corrisponde alla quantità di energia necessaria per determinare la comparsa del primo eritema cutaneo clinicamente evidente dopo esposizione a radiazione UV. Poiché l’eritema solare è determinato prevalentemente dalla componente UVB, l’SPF rappresenta principalmente una misura della protezione nei confronti degli UVB e non descrive in maniera completa la capacità del prodotto di schermare gli UVA.

Questo aspetto assume particolare rilevanza nel neonato e nel lattante, poiché la radiazione UVA, soprattutto la componente UVA1 (340–400 nm), possiede una maggiore capacità di penetrazione cutanea e può raggiungere gli strati profondi della cute immatura inducendo stress ossidativo, alterazioni del DNA, danno della matrice extracellulare e modulazione della risposta immunitaria cutanea. Per questo motivo, un prodotto destinato all’età pediatrica precoce deve garantire una protezione ad ampio spettro, comprendendo sia UVB sia UVA, con un rapporto equilibrato tra i due sistemi di protezione.

Secondo le raccomandazioni della Commissione Europea, la protezione UVA deve essere almeno pari a un terzo del valore SPF dichiarato. Pertanto, un prodotto con SPF elevato deve necessariamente possedere anche un adeguato livello di protezione UVA.

Interpretazione dell’SPF nei prodotti destinati ai lattanti

La classificazione comunemente utilizzata distingue i prodotti fotoprotettivi in:

  • protezione bassa: SPF 6–10;
  • protezione media: SPF 15–25;
  • protezione alta: SPF 30–50;
  • protezione molto alta: SPF 50+.

Nel neonato e nel lattante, quando l’utilizzo di un fotoprotettore topico è indicato (generalmente dopo i 6 mesi di vita e solo sulle aree non protette da indumenti), la scelta deve orientarsi esclusivamente verso prodotti con SPF 50+, caratterizzati da elevata protezione UVA e UVB.
È fondamentale sottolineare che nessun prodotto solare, incluso SPF 50+, garantisce una schermatura totale della radiazione ultravioletta. L’SPF elevato non deve quindi generare un falso senso di sicurezza inducendo a prolungare l’esposizione solare del bambino.

 

Protezione UVA: importanza nel primo anno di vita

La valutazione della protezione UVA è particolarmente importante nei primi mesi di vita, poiché la cute del lattante presenta:

  • ridotto spessore epidermico e dermico;
  • minore contenuto di melanina funzionale;
  • sistemi antiossidanti ancora in maturazione;
  • ridotta capacità di risposta immunologica cutanea.

I prodotti fotoprotettivi più efficaci devono quindi proteggere sia dagli UVA2 (320–340 nm) sia dagli UVA1 (340–400 nm). Quest’ultima componente è particolarmente rilevante poiché rappresenta la quota predominante della radiazione UV cui siamo esposti quotidianamente e contribuisce in modo significativo al danno cutaneo cronico.

Nei lattanti è pertanto preferibile scegliere prodotti con indicazione esplicita di protezione ad ampio spettro UVA/UVB, con particolare attenzione alla presenza di sistemi filtranti in grado di garantire una copertura efficace anche nei confronti degli UVA lunghi.

Tabella 1: Alcuni tra i principali agenti fotoprotettori e relativa efficacia nei confronti dei raggi UVA1, UVA2 e UVB (Adattato da rif. 3 e 13)
Tabella 1: Alcuni tra i principali agenti fotoprotettori e relativa efficacia nei confronti dei raggi UVA1, UVA2 e UVB (Adattato da rif. 3 e 13)

 

Resistenza all’acqua e fotostabilità
Water resistance

La resistenza all’acqua rappresenta una caratteristica importante nei bambini, anche se nel primo anno di vita l’esposizione prolungata in acqua deve comunque essere evitata per motivi di sicurezza termica e ambientale.
Un prodotto definito water resistant mantiene almeno il 50% del fattore di protezione dichiarato dopo specifici test standardizzati di immersione in acqua.

La dicitura waterproof, utilizzata in alcuni Paesi, non è più generalmente accettata nelle normative europee poiché nessun prodotto è completamente impermeabile; anche i prodotti resistenti all’acqua richiedono una nuova applicazione dopo immersione, sudorazione o asciugatura con asciugamano.

Fotostabilità

La fotostabilità indica la capacità del sistema filtrante di mantenere inalterata la propria efficacia durante l’esposizione solare.
Nel neonato e nel lattante questo parametro è particolarmente importante poiché la cute immatura è maggiormente vulnerabile alla formazione di specie reattive dell’ossigeno generate dalla degradazione dei filtri UV.

Sono quindi da preferire formulazioni caratterizzate da:

  • elevata stabilità alla luce;
  • protezione UVA/UVB persistente;
  • ridotta presenza di componenti potenzialmente irritanti.

 

Formulazione e caratteristiche cosmetiche dei prodotti per lattanti

La formulazione rappresenta un elemento fondamentale nella scelta del prodotto fotoprotettivo pediatrico, poiché influenza tollerabilità cutanea, facilità di applicazione e quantità effettivamente utilizzata.

Nel primo anno di vita sono preferibili:

  • creme o emulsioni fluide facilmente distribuibili;
  • formulazioni senza profumo;
  • prodotti ipoallergenici e dermatologicamente testati;
  • texture non occlusive e compatibili con la cute sensibile del lattante.

Le formulazioni spray, sebbene pratiche nei bambini più grandi, non sono generalmente raccomandate nei primi anni di vita per il possibile rischio di inalazione accidentale durante l’applicazione, per la difficoltà di garantire una distribuzione uniforme e per il rischio di applicare quantità insufficienti di prodotto.

Analogamente, prodotti trasparenti o a rapido assorbimento possono favorire un’applicazione non uniforme e una riduzione dell’efficacia reale rispetto al valore SPF dichiarato.

Tabella 2: Raccomandazioni specifiche in base all'età
Tabella 2: Raccomandazioni specifiche in base all’età

 

Fototipo cutaneo e vulnerabilità alla radiazione ultravioletta nel primo anno di vita

La valutazione del fototipo cutaneo rappresenta un elemento utile nella definizione della suscettibilità individuale alla radiazione ultravioletta, ma nel neonato e nel lattante non può essere considerata l’unico parametro per stabilire il livello di fotoprotezione necessario. La classificazione più utilizzata è quella di Fitzpatrick, che suddivide la cute in sei fototipi (I–VI) sulla base della capacità di sviluppare eritema e abbronzatura dopo esposizione solare.

  • I bambini con fototipi chiari (I–II), caratterizzati da cute molto chiara, capelli biondi o rossi, occhi chiari e scarsa capacità di melanogenesi, presentano una maggiore suscettibilità alle ustioni solari acute e un rischio aumentato di danno UV-indotto nel corso della vita.
  • Nei fototipi intermedi (III–IV), la capacità di produrre melanina conferisce una protezione naturale parziale
  • Nei fototipi più scuri (V–VI) la maggiore quantità di melanina epidermica riduce il rischio di eritema e ustione solare.

Tuttavia, durante il primo anno di vita, la protezione melanica fisiologica non è ancora completamente sviluppata. Anche nei bambini con fototipi più scuri, la melanogenesi e la distribuzione dei melanosomi presentano caratteristiche differenti rispetto all’adulto, rendendo la cute infantile maggiormente vulnerabile agli effetti biologici della radiazione ultravioletta. Pertanto, il rischio di danno cellulare, stress ossidativo e alterazioni immunologiche indotte dagli UV non è completamente eliminato dalla maggiore pigmentazione cutanea.

Per tale motivo, le strategie di fotoprotezione nel neonato e nel lattante devono essere applicate indipendentemente dal fototipo. Nei bambini con fototipi I–III è particolarmente importante prevenire l’eritema e le ustioni solari, mentre nei bambini con fototipi IV–VI la protezione rimane fondamentale per limitare il danno UV cumulativo, la fotoimmunosoppressione e il rischio a lungo termine di patologie cutanee fotoindotte.

Nel primo anno di vita il principio guida non deve quindi essere la modulazione della protezione in base esclusivamente al fototipo, ma l’applicazione di un approccio universale basato sulla riduzione dell’esposizione, sulla protezione fisica e, quando necessario, sull’utilizzo prudenziale di fotoprotettori pediatrici ad ampio spettro.

Tabella 3: Classificazione di Fitzpatrick dei fototipi
Tabella 3: Classificazione di Fitzpatrick dei fototipi
Fig. 1: Rappresentazione grafica dei diversi fototipi e della relativa sensibilità ai raggi UV
Fig. 1: Rappresentazione grafica dei diversi fototipi e della relativa sensibilità ai raggi UV

 

Conclusione

In sintesi, la fotoprotezione nel primo anno di vita deve basarsi soprattutto sulla prevenzione dell’esposizione ai raggi UV. Nei primi sei mesi il sole diretto va evitato, privilegiando ombra, indumenti protettivi e cappelli. Dopo i sei mesi, quando l’esposizione è inevitabile, un fotoprotettore pediatrico ad ampio spettro SPF 50+, preferibilmente con filtri minerali, rappresenta una misura complementare alle barriere fisiche e non un loro sostituto. Promuovere queste abitudini fin dai primi mesi di vita significa investire nella salute della cute anche negli anni successivi, contribuendo a ridurre il danno attinico cumulativo e il rischio di patologie cutanee fotoindotte.

World Health Academy of Dermatology and Pediatrics International Expert Panel Roma, 01 marzo 2025

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