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Approfondimenti scientifici

Quando la gravidanza incontra l’acqua: il corpo che cambia forma al movimento

Dott.ssa Iolanda Rinaldi
FOCUS: Benessere in estate

Negli ultimi anni una quota crescente di donne in gravidanza partecipa ad attività in acqua. Le stime internazionali indicano una frequenza compresa tra il 20% e il 40% nelle realtà in cui questi percorsi sono disponibili, con differenze legate all’organizzazione dei servizi e alla diffusione di programmi dedicati alla maternità. Le motivazioni più comuni non riguardano la performance fisica, ma il bisogno di gestire in modo più confortevole i cambiamenti corporei.

Molte donne riferiscono riduzione della sensazione di peso, maggiore libertà nei movimenti e una percezione più equilibrata del proprio corpo. A questi aspetti si aggiungono la ricerca di un’attività dolce, il sollievo dal dolore lombare e il desiderio di un contesto relazionale protetto. In questo scenario, l’acqua diventa un ambiente in cui il corpo in gravidanza si confronta con condizioni fisiche differenti rispetto alla terraferma.

La gravidanza comporta modificazioni progressive che coinvolgono postura, equilibrio, respirazione e sistema circolatorio. Il centro di gravità si sposta, la colonna vertebrale cambia assetto, le articolazioni risultano più mobili per effetto della lassità legamentosa e il diaframma lavora in uno spazio progressivamente ridotto. L’immersione introduce un insieme di forze che modificano la percezione del corpo. La spinta idrostatica riduce il carico, il peso corporeo si distribuisce in modo uniforme e il movimento assume caratteristiche meno vincolate dalla gravità.

 

Gli effetti fisiologici dell’immersione

A livello fisiologico si osserva un aumento del ritorno venoso con redistribuzione dei fluidi verso il torace. La respirazione tende a diventare più regolare e profonda, mentre la muscolatura lombare e cervicale sperimenta una diminuzione delle tensioni legate al carico terrestre.

Il movimento in acqua assume una qualità diversa rispetto all’ambiente aereo. Il cammino rallenta, le rotazioni del bacino risultano più ampie e la coordinazione globale degli arti si integra maggiormente con l’equilibrio corporeo. Il contatto con l’acqua calda determina una stimolazione uniforme della superficie corporea, che favorisce una percezione più continua tra postura e respirazione e una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee.

 

L’esperienza dell’acqua nelle diverse fasi della gravidanza

Il percorso in acqua varia nelle diverse fasi della gravidanza:

  • Nei primi mesi l’esperienza è orientata alla familiarizzazione e al movimento leggero;
  • Nel secondo trimestre aumenta la continuità del lavoro corporeo grazie a una maggiore stabilità;
  • Nelle fasi finali l’acqua consente una riduzione della percezione del carico, facilitando il movimento globale.

Le attività proposte nei corsi includono mobilizzazioni dolci, esercizi respiratori e momenti di rilassamento, adattati alla risposta individuale e al periodo gestazionale.

 

Indicazioni e aspetti di sicurezza

Le principali società scientifiche ostetriche e ginecologiche, tra cui la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), indicano che l’attività fisica in gravidanza, in assenza di controindicazioni mediche, può essere mantenuta e adattata al periodo gestazionale. Le linee di indirizzo sottolineano che il movimento in ambiente acquatico rientra tra le attività a basso impatto, con necessità di valutazione clinica individuale prima dell’avvio di programmi strutturati.

Prima di iniziare è consigliato un confronto con il professionista sanitario di riferimento per escludere eventuali controindicazioni. La temperatura dell’acqua si colloca generalmente tra 30 e 32 gradi, valore che favorisce il comfort senza eccessivo stress fisiologico. Le sedute hanno una durata media tra 40 e 60 minuti, con possibilità di adattamento in base alla tolleranza individuale.

 

Piscina e mare: due esperienze a confronto

L’acquaticità in gravidanza può essere praticata in piscina o in mare, con differenze ambientali che influenzano l’esperienza.

In piscina

La piscina offre condizioni controllate, con temperatura stabile, assenza di correnti e profondità prevedibile. In estate, quando le temperature esterne sono elevate, è utile evitare l’ingresso in acqua subito dopo esposizione prolungata al sole, idratarsi adeguatamente prima e dopo la seduta e privilegiare orari meno caldi della giornata. Dopo l’attività è consigliabile asciugarsi e cambiarsi rapidamente per evitare raffreddamenti legati all’evaporazione.

In mare

Il mare introduce variabilità legata a onde, salinità e fondali non uniformi. In gravidanza è preferibile scegliere spiagge con accesso graduale in acqua, evitare condizioni di mare mosso e prediligere ingressi accompagnati. Anche in questo caso è utile evitare le ore più calde, proteggere la cute con adeguata fotoprotezione e mantenere una buona idratazione. La permanenza in acqua dovrebbe essere più breve rispetto alla piscina, con attenzione alla stanchezza e alla temperatura corporea.

In entrambi i contesti, l’acqua consente una diversa modalità di movimento e percezione del corpo, integrando adattamento fisiologico ed esperienza sensoriale all’interno del percorso gestazionale.

SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (2024). Linee guida e raccomandazioni per la gestione della gravidanza fisiologica e ad alto rischio. SIGO

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