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Approfondimenti scientifici

Bonding: il legame affettivo tra genitori e bambino

AUTORE: Dr.ssa Alexandra Semjonova, PhD., MBA
FOCUS: Il bonding

Ogni gravidanza è un’esperienza unica e irripetibile, così come lo è ogni bambino. Il legame tra madre e figlio prende forma molto precocemente, fin dai primi momenti in cui due cuori iniziano a battere all’interno dello stesso corpo.

Il termine bonding nasce negli Stati Uniti nel 1982 e deriva dalla parola inglese bond, che significa legare, unire, vincolare. Con questo termine si definisce il legame profondo di attaccamento affettivo che si sviluppa tra il genitore e il proprio bambino, un legame che coinvolge dimensioni emotive, fisiche e relazionali e che accompagna l’individuo lungo tutto l’arco della vita.

L’inizio del legame prima e dopo la nascita

L’attaccamento materno inizia già durante la gravidanza. Attraverso l’ecografia, che consente di osservare per la prima volta il bambino, e attraverso la percezione dei movimenti fetali, la madre comincia a costruire una relazione affettiva con il proprio figlio. Allo stesso tempo, anche il bambino entra in contatto con i genitori durante la vita intrauterina, riconoscendone la voce e i ritmi emotivi.

Il periodo immediatamente successivo al parto rappresenta tuttavia un momento cruciale per l’intensificazione del bonding. Il primo sguardo, il contatto fisico e la vicinanza emotiva danno origine a una relazione profonda che si consoliderà nel tempo.

Il bonding come bisogno primario

Il bonding può essere considerato un istinto umano fondamentale, che consente al neonato di soddisfare bisogni primari legati non solo alla sopravvivenza fisica, ma anche all’affettività e al senso di sicurezza. Allo stesso tempo, facilita nei genitori l’instaurarsi di una relazione positiva e consapevole con il nuovo nato.

Questo legame è il risultato di un amore reciproco che si costruisce attraverso gesti di cura, interazioni quotidiane e attenzioni costanti. Esso prende forma nei primi momenti dopo la nascita, quando il neonato viene posato sul petto nudo della madre (skin-to-skin). In questa fase sono coinvolti diversi sensi: il tatto, l’olfatto e la vista, che permettono al bambino di iniziare a riconoscere la madre.

È importante sottolineare che, qualora questi momenti iniziali non possano essere vissuti immediatamente, il bonding può comunque svilupparsi nel tempo. Non esistono regole rigide: il legame si costruisce giorno dopo giorno, secondo le possibilità e le caratteristiche di ogni famiglia.

Il ruolo degli ormoni e dei sensi

Dal punto di vista biologico, il bonding è sostenuto dalla presenza dell’ossitocina, un ormone che favorisce l’attaccamento e che viene rilasciato in modo significativo durante e dopo il parto.

Il primo senso coinvolto nella costruzione del legame è l’udito. Il bambino percepisce il battito cardiaco e la voce della madre già durante la vita intrauterina, così come quella del padre e delle persone a lui vicine. Attraverso la voce materna, il feto inizia a cogliere gli stati emotivi della madre. Ritrovare questi suoni dopo la nascita ha un effetto rassicurante sul neonato.

Il tatto è il primo senso a svilupparsi nell’utero ed è essenziale per la sopravvivenza. La pelle, organo più esteso del corpo, permette al neonato di entrare in contatto con il mondo esterno. Attività come il massaggio infantile, grazie a tocchi ritmici e delicati, favoriscono il rilascio degli ormoni del benessere e la riduzione di quelli legati allo stress.

Il contatto quotidiano e la comunicazione del neonato

Il bonding si rafforza attraverso i gesti quotidiani della cura neonatale, come il bagnetto, il cambio del pannolino e i momenti di accudimento. Tenere il bambino tra le braccia, sentirne il profumo e il contatto della pelle rappresenta un’esperienza altamente rassicurante per entrambi.

Il neonato non è ancora in grado di autoregolare completamente la propria temperatura corporea e beneficia quindi del contatto fisico, che lo aiuta a mantenere una temperatura adeguata. In questo senso, l’abbraccio diventa una vera e propria forma di cura, capace di ridurre il pianto, lo stress e le tensioni.

Fin dalla nascita, il bambino dispone di strumenti efficaci per comunicare i propri bisogni e stimolare la risposta di accudimento: inizialmente il pianto, seguito dal sorriso. Questi comportamenti, definiti comportamenti di segnalazione, favoriscono la vicinanza del genitore e rafforzano la relazione affettiva.

Il ruolo del padre nel bonding

Anche il padre svolge un ruolo centrale nella costruzione del legame affettivo. L’attaccamento può iniziare già durante la gravidanza, attraverso il contatto con il pancione, la partecipazione alle visite e la condivisione delle immagini ecografiche.

La presenza del padre al momento della nascita e il suo coinvolgimento attivo nella cura quotidiana — parlando al bambino, cambiando i pannolini, facendo il bagnetto, accompagnandolo nel sonno e partecipando ai momenti di accudimento — contribuiscono in modo significativo al bonding.

Dal punto di vista biologico ed emotivo, anche nel padre si verificano importanti cambiamenti ormonali: l’aumento dell’ossitocina e della prolattina e la riduzione del testosterone favoriscono sensibilità, empatia e comportamenti di accudimento. Questo processo consente al padre di svolgere un ruolo protettivo, contenitivo ed educativo fondamentale.

Il bonding è un processo dinamico e continuo, sostenuto da fattori biologici, emotivi e relazionali. Si costruisce nel tempo attraverso la presenza, la cura e l’amore quotidiano dei genitori e rappresenta una base essenziale per lo sviluppo emotivo, relazionale e psicologico del bambino.