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Approfondimenti scientifici

Gestione delle esposizioni a meduse, animali marini, pesci e insetti nel neonato e nel lattante fino a un anno di vita

Dott.ssa Monica Napolitano
FOCUS: Neonato in estate

Durante la stagione estiva, il neonato e il lattante possono entrare accidentalmente in contatto con organismi presenti negli ambienti naturali, come mare, laghi, fiumi e aree verdi. Meduse, pesci dotati di strutture velenifere, ricci di mare, insetti e altri artropodi possono determinare manifestazioni cutanee locali generalmente autolimitanti, ma nel bambino nei primi dodici mesi di vita richiedono una gestione prudente e adeguata alle caratteristiche fisiologiche dell’età.

Il neonato e il lattante sono caratterizzati da una cute in fase di maturazione, con uno strato corneo più sottile rispetto all’adulto, una funzione barriera epidermica non completamente sviluppata, una diversa composizione lipidica superficiale e una risposta immunologica cutanea ancora in evoluzione. Queste condizioni determinano una maggiore suscettibilità agli agenti irritanti, alle sostanze tossiche contenute nei veleni animali e ai processi infiammatori conseguenti al contatto con organismi ambientali. Inoltre, il rapporto superficie corporea/peso è superiore rispetto all’adulto e la capacità di comunicare dolore, prurito o sintomi sistemici è limitata. Per questo motivo, anche una reazione apparentemente circoscritta deve essere osservata con attenzione, soprattutto quando interessa volto, occhi, mani, genitali o ampie superfici cutanee.

La prevenzione costituisce il primo livello di protezione. Nei primi mesi di vita il contatto con ambienti naturali deve avvenire sempre sotto supervisione dell’adulto, privilegiando aree controllate, acque monitorate e ambienti nei quali sia possibile ridurre il rischio di esposizione accidentale.

Meduse e organismi urticanti marini

Le meduse appartengono al gruppo degli Cnidari e possiedono cellule specializzate chiamate cnidociti, contenenti strutture microscopiche denominate nematocisti. Questi organuli consentono all’animale di difendersi e catturare le prede attraverso il rilascio di filamenti capaci di inoculare sostanze tossiche negli organismi con cui entrano in contatto.
Quando un tentacolo viene a contatto con la cute del bambino, le nematocisti possono attivarsi liberando molecole ad attività neurotossica e infiammatoria. La risposta biologica coinvolge la stimolazione delle terminazioni nervose cutanee, il rilascio di mediatori come istamina e altre sostanze infiammatorie responsabili della sintomatologia locale.

Le manifestazioni più frequenti comprendono:

  • dolore urente immediato
  • sensazione di bruciore
  • eritema
  • edema
  • pomfi
  • lesioni lineari o figurate corrispondenti alla zona di contatto con i tentacoli.

Nel lattante il dolore può essere riconosciuto attraverso modificazioni comportamentali quali pianto improvviso, irritabilità, agitazione, difficoltà a calmarsi, alterazioni del sonno o temporaneo rifiuto dell’alimentazione. In alcuni casi possono comparire manifestazioni sistemiche quali difficoltà respiratoria, pallore, vomito, alterazione dello stato di coscienza, ipotonia o reazioni allergiche generalizzate. La comparsa di questi sintomi richiede una valutazione sanitaria urgente.

Fig. 1: Principali specie di meduse e ctenofori del Mar Mediterraneo.
Fig. 1: Principali specie di meduse e ctenofori del Mar Mediterraneo.

 

Gestione del contatto con una medusa

La condotta da seguire in caso di contatto con una medusa comprende una serie di fasi di seguito riportate:

  • allontanare il bambino dall’acqua, per interrompere il contatto con l’organismo marino ed evitare ulteriori esposizioni.
  • evitare di strofinare la cute, perché il trauma meccanico può favorire la rottura delle nematocisti rimaste sulla superficie cutanea, aumentando il rilascio delle sostanze irritanti.
  • rimuovere eventuali frammenti di tentacolo con cautela, utilizzando guanti, pinzette o strumenti rigidi, evitando il contatto diretto con la pelle dell’adulto.
  • risciacquare inizialmente con acqua di mare, e non con acqua dolce, poiché le variazioni osmotiche possono favorire l’attivazione delle nematocisti residue.
  • applicare calore locale controllato dopo la rimozione dei residui, utilizzando acqua calda a temperatura sicura e compatibile con la cute infantile. Questo può contribuire alla riduzione del dolore attraverso l’inattivazione di alcune componenti delle tossine.

Nel lattante è necessario prestare particolare attenzione alla temperatura dell’acqua per evitare ustioni. Devono essere evitati rimedi tradizionali privi di adeguata evidenza scientifica quali applicazione di urina, alcool, ammoniaca o sostanze irritanti. Anche l’utilizzo di sabbia o materiali abrasivi per rimuovere i residui deve essere evitato.

 

Pesci veleniferi e punture marine

Alcune specie marine possiedono strutture anatomiche capaci di inoculare veleno attraverso spine o aculei. Tra queste, la tracina è una delle specie più frequentemente coinvolte negli incidenti in ambiente marino mediterraneo.

Il veleno viene introdotto attraverso la penetrazione delle spine dorsali e determina una risposta caratterizzata principalmente da dolore intenso, spesso immediato, associato a edema, arrossamento e aumento della sensibilità locale. Nel lattante il dolore può manifestarsi con pianto persistente, agitazione, difficoltà nell’alimentazione o modificazioni del comportamento abituale.

La gestione prevede:

  • allontanamento del bambino dall’acqua
  • osservazione della zona colpita e valutazione della presenza di eventuali corpi estranei
  • applicazione di calore locale controllato, poiché alcune tossine dei pesci velenosi sono sensibili alle temperature elevate, prestando sempre attenzione a evitare il rischio di ustioni nel bambino piccolo

In caso di dolore persistente, presenza di spine profonde, interessamento del volto, delle mani o delle articolazioni è indicata una valutazione medica.

 

Ricci di mare e organismi dotati di aculei

Il contatto accidentale con i ricci di mare è un evento abbastanza frequente che richiede attenzione nella sua gestione per evitare specifiche complicanze.

La puntura provoca la penetrazione degli aculei nella cute; questi, essendo fragili e possono frammentarsi lasciando residui nei tessuti.
La permanenza di materiale estraneo può provocare una risposta infiammatoria persistente con dolore, gonfiore, arrossamento e formazione di granulomi da corpo estraneo. Nel lattante devono essere evitati tentativi aggressivi di rimozione profonda degli aculei. Gli elementi facilmente accessibili possono essere rimossi delicatamente, mentre quelli profondamente penetrati richiedono valutazione sanitaria.

 

Punture di insetti nel lattante

Durante l’estate, le punture di insetti costituiscono un evento frequente nei bambini piccoli. Zanzare, tafani, api, vespe e altri artropodi possono determinare reazioni locali di diversa intensità.
Le zanzare provocano la reazione cutanea attraverso l’iniezione di saliva contenente sostanze che interferiscono con la coagulazione. L’organismo del bambino attiva una risposta infiammatoria locale con comparsa di pomfi, arrossamento e prurito. Quest’ultimo non viene espresso verbalmente ma può manifestarsi con irritabilità, pianto, difficoltà del sonno e sfregamento della zona interessata.

La gestione locale prevede:

  • detersione delicata della cute
  • applicazione di impacchi freschi
  • prevenzione del grattamento, per ridurre il rischio di sovrainfezione batterica.

 

Api e vespe

Le punture di api e vespe richiedono particolare attenzione per la possibilità di sviluppare sia una reazione locale sia una risposta allergica sistemica.
L’ape generalmente lascia il pungiglione nella cute, che deve essere rimosso rapidamente evitando di schiacciarlo. La vespa può invece effettuare più punture mantenendo la capacità di inoculare veleno. Dopo la puntura può essere applicato freddo locale, protetto da un tessuto, per ridurre dolore e gonfiore.

Nel lattante devono essere monitorati alcuni segnali di allarme:

  • gonfiore del volto o delle labbra
  • difficoltà respiratoria
  • orticaria diffusa
  • vomito improvviso
  • pallore marcato
  • sonnolenza anomala
  • perdita di coscienza

Questi sintomi richiedono assistenza medica immediata.

 

Prevenzione durante mare, lago e attività all’aperto

La prevenzione attraverso comportamenti adeguati consente di ridurre significativamente il rischio di incidenti.

  • Al mare è consigliabile evitare il contatto con organismi marini sconosciuti, rispettare eventuali segnalazioni relative alla presenza di meduse e scegliere aree controllate. Durante le permanenze sulla spiaggia possono essere utilizzati indumenti protettivi, magliette anti-UV e sistemi di schermatura adeguati a carrozzine e passeggini.
  • Nei laghi è necessario prestare attenzione alla qualità dell’acqua, evitare zone non controllate e considerare la presenza di insetti o organismi acquatici.

La protezione dagli insetti può essere ottenuta mediante zanzariere per carrozzine e lettini, abbigliamento leggero ma coprente, eliminazione dei ristagni d’acqua e riduzione dell’utilizzo di profumi intensi. L’impiego di repellenti cutanei nei bambini sotto l’anno di vita deve essere valutato con prudenza e secondo le indicazioni specifiche del prodotto e del pediatra.

 

Conclusioni

Nel neonato e nel lattante fino a dodici mesi di vita il contatto con meduse, organismi marini, pesci veleniferi e insetti richiede un approccio basato sulla prevenzione, sulla conoscenza dei meccanismi biologici delle reazioni e sulla corretta gestione dell’evento. La cute infantile, ancora in maturazione, e la limitata capacità del bambino di comunicare i sintomi rendono necessario un atteggiamento prudenziale. La protezione fisica, la supervisione continua dell’adulto, la scelta di ambienti sicuri e il riconoscimento precoce dei segnali di allarme consentono di ridurre i rischi e garantire un’esperienza estiva più sicura nei primi mesi di vita.

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