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Approfondimenti scientifici

Nesting: espressione neurobiologica nel periodo perinatale

Dott.ssa Monica Napolitano
FOCUS: Il bonding

Il nesting è un metodo ideato dallo psichiatra Michel Lejoyeux che invita a prepararsi con serenità a un nuovo percorso di vita. Significa imparare ad aspettarsi il meglio, a immaginarlo, a viverlo interiormente prima ancora che accada: un atteggiamento che aiuta ad attrarre e costruire ciò che desideriamo.

Dedicarsi al nesting favorisce il benessere e aumenta la felicità. Il termine “nesting”, infatti, deriva dal verbo inglese to nest, che significa “fare il nido”, “nidificare” o, più semplicemente, “annidare”: un’immagine che richiama l’idea di preparare con cura e consapevolezza lo spazio fisico ed emotivo per ciò che sta per arrivare.

In perinatologia il fenomeno del nesting indica un insieme complesso di comportamenti organizzativi e motivazionali che si osservano nella gestazione avanzata e nei primi mesi di vita, volti a creare un ambiente sicuro, prevedibile e strutturato.

 

Nesting perinatale e sue finalità

I comportamenti che caratterizzano il nesting rappresentano la risposta adattativa della diade alla transizione dalla vita intrauterina a quella extrauterina e alle esigenze di accudimento che si instaurano immediatamente dopo la nascita. Il nesting rappresenta un processo multifattoriale che integra stimoli sensoriali, regolazione neurofisiologica, preparazione ambientale e modalità di caregiving, costituendo una componente fondamentale per l’adattamento perinatale.

Gli studi di Selma Fraiberg, psicoanalista, e colleghi nel 1980 e di Daniel N. Stern, psichiatra, nel 1995 hanno evidenziato l’importanza di adottare misure di routine coerenti e creare ambienti sicuri per lo sviluppo socio-emotivo del neonato, mentre le ricerche di Tiffany Field, psicologa statunitense, e Stephen Porges, neuroscienziato statunitense, hanno fornito elementi chiave sui meccanismi neurobiologici e sul ruolo del sistema autonomico nella modulazione di questi comportamenti.

Durante la vita fetale il feto vive in un ambiente intrauterino ovattato, caratterizzato da una stimolazione sensoriale ridotta, da una temperatura termostatica stabile, da suoni filtrati e da percezioni di movimento mediati principalmente dalla stimolazione propriocettiva e vestibolare. Questo ambiente contribuisce a mantenere un tono autonomico equilibrato, con predominanza di attività parasimpatica mediata dal nervo vago, che favorisce stabilità fisiologica e modulazione degli stati affettivi primari.

Alla predisposizione di un ambiente intrauterino ovattato contribuisce la carezza dell’addome quale modo sicuro e dolce per interagire con il feto, creando un legame prenatale fin dalla 17ª-20ª settimana, quando il feto inizia a percepire carezze e vibrazioni attraverso il liquido amniotico (Fig. 1).

 

Fig. 1 - Le carezze materne e accudimento prenatale
Fig. 1 – Le carezze materne e accudimento prenatale

 

La nascita comporta un importante aumento di stimoli multisensoriali, come variazioni termiche, pressione, suoni e contatti visivi, che richiedono al neonato un adattamento rapido e coordinato. Il nesting emerge in questo contesto come una strategia naturale per organizzare l’ambiente fisico e sociale, modulare le interazioni con il caregiver e promuovere l’autoregolazione del neonato, permettendo un passaggio graduale e sicuro verso la complessità della vita extrauterina.

 

Componenti comportamentali e holding environment

Il nesting include comportamenti quali la preparazione dello spazio fisico e del contesto in cui il neonato si troverà, la strutturazione di misure di routine proprie di accudimento coerente, la messa in atto di risposte comportamentali anticipatorie da parte della gestante e l’adozione di strategie di regolazione emotiva, con lo scopo di creare un ambiente prevedibile e di supporto.

Daniel Stern, psichiatra statunitense, ha descritto come questi comportamenti contribuiscano alla costruzione di un holding environment, fenomeno che il pediatra e psicanalista britannico Donald Woods Winnicott definiva ambiente di contenimento, ambiente che sostiene (o holding materno). Il complesso fenomeno di “holding environment” facilita la modulazione degli stati emotivi del neonato e promuove lo sviluppo di un senso di sicurezza e coerenza nella percezione del mondo circostante.

In parallelo, l’osservazione del nesting fornisce un indicatore dello stato neurofisiologico della gestante e della sua capacità di anticipare i bisogni del neonato, evidenziando l’integrazione tra processi cognitivi, emotivi e sensoriali.

 

Basi neurobiologiche e regolazione autonomica

A livello neurobiologico, il nesting può essere interpretato come un insieme di risposte coordinate da sistemi nervosi autonomico, limbico e sensoriale. L’attivazione parasimpatica mediata dal nervo vago consente una regolazione ottimale del tono muscolare, della frequenza cardiaca e della respirazione, facilitando comportamenti orientati alla cura e alla protezione del neonato.

Stephen Porges, neuroscienziato statunitense, ha sottolineato come la modulazione vagale ottimale favorisca la capacità di instaurare contatti sociali regolati, di rispondere a stimoli emotivi in modo appropriato e di stabilire sinergie tra gestante e neonato che promuovono la regolazione emotiva e fisiologica reciproca.

 

Nesting e caregiving postnatale

Il nesting è strettamente connesso alle modalità di accudimento postnatale. L’adozione di misure di routine coerenti e prevedibili, quali l’alimentazione regolare e a richiesta, il contatto fisico ravvicinato, il contatto pelle-a-pelle e la risposta pronta ai segnali del neonato contribuiscono alla stabilizzazione dei ritmi cardio-respiratori, allo sviluppo di pattern di sonno-veglia regolari e alla creazione di una sincronia tra caregiver e infante che sostiene la regolazione autonoma.

Studi longitudinali indicano che ambienti prevedibili e caregiving strutturato migliorano la capacità del neonato di modulare le proprie risposte allo stress e di sviluppare competenze socio-emotive avanzate, creando una base per interazioni relazionali efficaci e sicure (Fig. 2).

Fig. 2 - Le carezze materne e accudimento neonatale
Fig. 2 – Le carezze materne e accudimento neonatale

 

Adattamento sensoriale e integrazione percettiva

Dal punto di vista dello sviluppo sensoriale, il nesting facilita l’adattamento graduale del neonato alla vita extrauterina, che comporta un incremento improvviso e spesso intenso di stimoli multisensoriali. Esperienze di stimolazione progressiva, come il contatto tattile delicato, la modulazione controllata di luce e suono e la ripetizione coerente di routine, favoriscono l’integrazione sensoriale e permettono la regolazione di sistemi percettivi, motori e posturali. Questi processi sono essenziali per prevenire sovraccarichi sensoriali e per permettere al neonato di sviluppare una percezione coerente dello spazio, della propria corporeità e dei rapporti tra sé e l’ambiente circostante.

 

Rilevanza clinica e implicazioni preventive

Il nesting ha rilevanza clinica significativa poiché promuove la regolazione autonoma, contribuisce alla creazione di un ambiente di accudimento sicuro e supporta la stabilizzazione delle variabili fisiologiche. Interventi come la Neonatal Developmental Care, l’utilizzo del contatto pelle-a-pelle e la pianificazione di misure di routine prevedibili favoriscono l’adattamento neurofisiologico e comportamentale, facilitando la modulazione dello stress, l’organizzazione dei pattern motori e l’ottimizzazione delle interazioni sociali tra caregiver e neonato. La comprensione del nesting permette di riconoscere segnali precoci di benessere e di adattamento, rendendolo uno strumento utile per guidare interventi preventivi e di supporto allo sviluppo globale del neonato.

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